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La Magnetoidrodinamica
Vi vorrei scocciare:un articolo di magnetoidrodinamica stellare. Srotolare un po’ delle cose che ho imparato seguendo l’omonimo corso di dottorato (in effetti un po’ distratto dall’appariscenza della mia unica collega di corso). Ma chi lo leggerebbe oltre? Vi sparo così, con non-chalance, alcuni concetti che probabilmente non troverete mai ben espressi (modestia a parte…) in alcun testo divulgativo. Cominciamo! Macchie solari: che mi direste? “sono zone più fredde della fotosfera, bla bla…”. Ma perché più fredde? Zitti, ve lo dico io: in fotosfera il calore dell’interno solare è trasportato soprattutto da moti turbolenti convettivi: una specie di congerie di bolle calde in una pentola d’acqua messa a bollire. Quando un campo magnetico (sul Sole c’è ne sono, come sulla Terra) emerge dalla fotosfera, nei punti in cui esce fuori inibisce alla grande il suddetto “ribollimento”, e in quelle zone il calore interno arriva quindi con grande difficoltà. Capito? Ma come fa un campo magnetico a mantenersi in un oggetto come il Sole? Non è mica una calamita! Ma il Sole è un globo pieno di gas ionizzato (cioè ricco di ioni positivi ed elettroni liberi), quindi pieno di cariche elettriche (per intenderci quelle di cui si carica la punta si una penna strofinata con un pezzo di stoffa), le cariche elettriche “fanno corrente”, e la “corrente” genera campo magnetico, un po’ come avviene quando si fa passare elettricità in una bobina. E queste cariche mantengono il magnetismo per miliardi di anni? Ovviamente no! Per le stelle si introduce il cosiddetto “meccanismo dinamo” che rigenera il campo, responsabile delle macchie e di mille altre cose. Ma meglio alla prossima.

Giuseppe Marino
 

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