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Roque de los Muchacos - Parte II


TELESCOPIO NAZIONALE GALILEO

  Roque de Los Muchachos - Parte II
 
 

   Il mio primo tramonto dal Roque non e` stato affatto male. Peccato
che il famoso "raggio verde", frequentemente osservato da qui, si e` visto solo
il giorno dopo quando, ligio ai miei doveri, ero intento a seguire le
frenetiche fasi di ripresa dei "flat field".
Mi consolano assicurandomi che non mancheranno altre occasioni...
   I flat vanno fatti puntando il cielo crepuscolare, ma bisogna
fare in fretta, prima della comparsa delle prime stelle. E vi assicuro
che "le prime stelle", all'Osservatorio del Roque de Los Muchachos appaiono
presto, molto presto. ...E sono tante!
   Nella prima notte e` stata dura trovare un po' di tempo per uscire
"a riveder le stelle". Mi trovavo al TNG per imparare la gestione di
uno degli strumenti di piano focale, la camera CCD 'OIG', per immagini
e fotometria. La gestione del telescopio invece e` impresa affidata ai
pochi eletti "Telescope Operators". Vi assicuro che a cercare di capire a cosa
servono i tanti computers della sala di controllo addetti al telescopio
c'e` da perdere la testa: uno e` per i moti del telescopio e per l'inseguimento,
uno per il sistema di autoguida, uno per il derotatore di campo, uno per
la gestione delle deformazioni dello specchio primario e per i moti del
secondario e del terziario, uno per le condizioni climatiche. E poi ci
sono quelli per la  gestione delle camere e spettrografi di piano focale e
della fantascientifica ottica adattiva, strumento simbolo di una scienza mai
paga, che non si accontenta nemmeno dell'incredibile seeing del Roque. Il
seeing (grado di turbolenza) e` quasi sempre minore di un secondo d'arco (a
Catania si verifica una o due volte ogni 3 - 4 anni: lo neghino gli amici
osservatori di pianeti!).
   Uscendo dalla porta la prima parola che viene in mente e`
"buio", una parola che si tramuta in "nulla" quando ti accorgi che non
stai quardando dentro ad un armadio ma sei davvero fuori e non vedi
assolutamente niente, se non la debole luce dell'ingresso quando guardi alle tue
spalle per assicurarti che "qualcosa ancora c'e` ".   Il tempo per adattarmi
all'oscurita` mi e` sembrato infinitamente lungo e le prime stelle sono
apparse in un campo assolutamente nero. Finalmente, dopo circa 15 minuti
ecco il cielo di La Palma, ma il massimo si raggiunge dopo mezz'ora. Il cielo
e` eccellente, ma non ho visto cose come le leggendarie ombre proiettate
dalla luce della Via Lattea di cui racconta chi ha osservato dal deserto
dell'Arizona, il cielo non era nero come la campagna che sta intorno e
avvicinandosi all'orizzonte gli effetti della foschia si facevano
sentire.
Ricordando quello che provai da bambino alzando lo sguardo nel cielo di
Serra La Nave dopo una visita all'osservatorio etneo, le frasi di Sebastian
quando descriveva il cielo del Monte Rosa, la Via Lattea vista subito dopo il
tramonto da Monte Soro, quando mi ci portarono per la prima volta Iuvara
e Zimbone, o la Via Lattea dal centro della cittadina di Saint Michelle,
vicina all'Osservatorio dell'Alta Provenza, mi rendo conto pero` che mi
aspettavo sensazioni piu` drammatiche, che non ci sono state. E` come se "dopo
tanti cieli" non riuscissi piu` "a innamorarmi"... Probabilmente ci saranno notti
ancora piu` limpide, visto che in mattinata, alle luci del crepuscolo,
abbiamo notato la presenza di foschia, forse calima. Resta il fatto che qui
quando il cielo non e` perfettamente nero, gli oggetti debolissimi li registri
aumentando la posa al CCD, ma un seeing come questo e`
introvabile, e gia` questo basta a rendere il sito assolutamente unico.
   La Via Lattea e` l'"oggetto" di gran lunga piu` evidente. Luminoso
sotto il Sagittario, come un'ampia lampada dietro un vetro opalino,
appare il "bulge" galattico. Gia` ad occhio nudo la nebulosa Laguna e gli ammassi
aperti del Sagittario e dello Scorpione spiccano immediatamente, poi, cercando meglio, ecco
anche l'ammasso globulare M22 e tutta la compagnia di oggetti che l'astrofilo
utilizza come sintomi della qualita` del cielo. Ovviamente anche M13 era
ben evidente a occhio nudo. In un'eccessiva foga ho cercato persino
l'ammasso globulare M4 vicino Antares (rossa come non mai), poi ho sorriso
pensando che con una magnitudine integrata di 7,12 (che significa di fatto
magnitudine piu` debole di 8) sarebbe stato chiedere troppo! Una parte della Via Lattea,
forse mai vista, si alza ben oltre il bulge e rasenta la testa dello
Scorpione. La Corona Australe (o Austrina) e` ben distinguibile grazie alla latitudine
delle Canarie poco sopra il Tropico del Cancro.
   Prendo l'inseparabile binocolo 7x50 e punto verso il Cigno, quasi
allo zenit. La nebulosa Nord America la vedo dopo un attimo di incertezza: per
esserne certo ho dovuto identificare il Golfo del Messico. Non sono invece
sicuro di vedere la Pelican ma persino l'ammasso M29, assai deludente da cieli
medi, e` qui entusiasmante. La Galassia di Andromeda, osservata piu` tardi,
abbracciava un'estensione mai vista: 4,5 gradi, forse 5, e per scorgere la galassia
M33 nel Triangolo e` bastato "muoversi" un attimo nella zona, ed eccola
evidentissima. Come evidenti sono tanti altri oggetti, che riusciro` a
identificare quando avro` con me l'affezionato Sky Atlas.
   Ma il tempo stringe, tira vento e devo rientrare. Mi aspettano delle
pose su galassie lontanissime, fatte per conto di un ricercatore italiano a
cui e` stato concesso tempo di osservazione, e c'e` da cercare la
controparte ottica di un lampo in raggi gamma (Gamma-Ray Burst), rivelato da un
satellite, per conto di un'altro gruppo di ricercatori.
   Non pago di una "strisciata" fotografica col TNG sullo sfondo, torno
dentro, pregustando il momento in cui potro` piazzare la scatola nera e il grandangolare per
fissare anche questo mio pezzetto di cielo.
 
 

                                           Giuseppe Marino