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Roque de los Muchacos - Parte I


TELESCOPIO NAZIONALE GALILEO

  Un'ora di strade tortuose ma ben tenute separano la cittadina
di Santa Cruz de La Palma dall'Osservatorio del Roque de Los Muchachos.
 La Palma, detta Isla Bonita, e` l'isola piu` verdeggiante
dell'arcipelago delle Canarie, ed infatti il paesaggio che accompagna l'ascesa al Roque
e` ben diverso da quello un po' arido che mostravano dall'aereo Gran
Canaria e Tenerife. Man mano che l'auto "prende quota", il mare di acqua
lascia il posto a un mare di nubi. Volgo lo sguardo in alto, ma il cielo
non e` di quell'azzurro mozzafiato che mi aspettavo, anzi e` piuttosto
pallido, quasi grigiastro: e` colpa della "calima", mi spiega Rosario Cosentino,
un  ricercatore di Catania in servizio da qualche anno presso il Telescopio
Nazionale Galileo. Si tratta di un misto di finissima sabbia del deserto e di
umidita` che spesso staziona sopra queste isole limitando fortemente la purezza
del cielo ma migliorando inspiegabilmente il seeing, se l'effetto e`
presente  in quantita` modesta. Che sia una calima piuttosto densa lo si deduce
guardando verso l'orizzonte, dove una striscia di cielo azzurro separa la foschia
e le nubi che stiamo lasciando sotto di noi, dal questa cappa
grigio-avorio che ci sovrasta.
  Appena il tempo di apprezzare un incantevole paesaggio geologico di
antiche  lave su preesistenti strati rossastri, messo a nudo dall'erosione, ed
ecco comparire la prima cupola: e` quella del telescopio inglese Issac
Newton. E poi le altre, disseminate in molti ettari di spazio che un tempo era
stato dei guanci, antichi abitanti di questo arcipelago. Siamo a 2450 m, c'e`
vento ma la temperatura, di una ventina di gradi, e` piu` alta del normale. La
prima tappa e` la Residencia, un edificio attrezzato tipo albergo,
dove prenotiamo il pranzo. E` qui che il personale di turno pernotta,
mangia e si rilassa in quel poco tempo in cui non si e` al lavoro.
  La cupola del Telescopio Nazionale Galileo e` molto diversa dalle
altre.  Non e` una "cupola" in senso classico,
ma un grande edificio squadrato rivestito di splendente lamiera.
L'intera struttura e` stata accuratamente progettata sulla scia dell'NTT (New
Technology  Telescope) dell'ESO (Cile) per ridurre al minimo le turbolenze e gli
effetti del vento, che qui non scherza affatto. L'interno e` un labirinto di
stanze, laboratori, officine. Sono tante le strutture di servizio per la
gestione  del telescopio e degli strumenti di piano focale, e sembra quasi che al
telescopio sia stato concesso lo spazio minimo per muoversi indisturbato. Il
bestione di 3.58 m di diametro da` un'impressione di forza e di possenza. Devo dirvi
pero` che non ho provato lo stupore della prima volta che vidi
il 91 cm di Serra La Nave o i telescopi di Asiago. Sara` perche' non ha
un tubo, come quello del 91cm, o perche' la moderna tecnologia permette di
contenere al minimo i pesi e il volume, ...o perche` la complessita` delle attrezzature e
della sala di controllo avevano gia` superato il fondo scala dello stupore...
  Il telescopio, tutto italiano, e` in montatura altazimutale, come
tutti i moderni telescopi professionali, e l'orientamento nel cielo del
piano focale e`  mantenuto grazie a due possenti derotatori, frutto di una tecnologia
avanzatissima, posti ai due fuochi. Si hanno per l'appunto due fuochi (Nasmyth) ai due
estremi  dell'asse di altezza selezionati grazie a uno specchio terziario, posto tra il primario
parabolico (forato per un futuro improbabile utilizzo Cassegrain) ed il secondario iperbolico. Il
primario lo si puo` vedere quando il telescopio punta allo zenit: mi e` bastato alzarmi in
punta di piedi. Esso ha uno spessore incredibilmente piccolo per un diametro
di questa classe, ma la sua curvatura e` mantenuta grazie a 78 attuatori
posti sotto lo specchio e controllati da un'elettronica di estrema complessita`
(sistema di ottica attiva).
  Giusto il tempo per un primo giro e per aiutare Rosario a raffreddare e montare
la camera OIG, per assistere a un collaudo di una camera di guida in laboratorio,
pranzare, e alle 18 siamo gia` sulla strada del ritorno. Mozzafiato la visione
della Caldera del Taburiente e, dalla parte opposta, del mare che sembra di
vedere dall'aereo. Qualche falco, un paio di foto e poi giu`, con l'ansia
di risalire al piu` presto per vedere di notte questo famoso "secondo
cielo del mondo".
Ma questa e` un'altra storia...
 

Giuseppe Marino